L'obbligazione solidale

L’obbligazione solidale tributaria nasce da disposizione di legge e obbliga più soggetti al pagamento della medesima imposta. Può essere paritaria o dipendente a seconda del concorso alla realizzazione del presupposto dell’imposta: paritario quando i soggetti concorrono (es. le parti contraenti ai fini dell’imposta di registro), dipendente quando alcuni di essi non hanno partecipato alla realizzazione del presupposto del tributo (es. il pubblico ufficiale che ha redatto l’atto di compravendita sempre ai fini dell’imposta di registro).

La giurisprudenza e la dottrina correttamente ritengono che la solidarietà tributaria paritaria e dipendente non configurino sempre ipotesi di litisconsorzio necessario. L’art 14, comma 1 del 546/92 dispone che: “Se l'oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi”. La norma fa riferimento al ricorso e non all’atto di accertamento, mentre l’obbligazione solidale nasce dall’accertamento. Dunque, l’ipotesi di litisconsorzio necessario si configura esclusivamente in caso di solidarietà tributaria paritaria e dipendente quando il ricorso ha ad oggetto non la singola posizione debitoria del ricorrente, ma la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all'obbligazione dedotta nell'atto autoritativo impugnato. In tutti i casi di litisconsorzio necessario la controversia deve essere decisa nei confronti di tutti chiamando in causa anche i coobbligati rimasti inerti e la sentenza esplica gli effetti nei confronti di tutti. La mancanza del litisconsorzio necessario non comporta secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 22122 del 29 ottobre 2010) la nullità della sentenza ma la riunione dei processi. Se la sentenza è divenuta definitiva e non è più possibile contestare la violazione del litisconsorzio necessario non resta che affidarsi alle disposizioni del Codice civile, ferma restando che la sentenza non produce effetti nei confronti dei coobbligati che non si sono costituiti. Secondo il codice civile l’art. 1306, secondo comma, i debitori, che non hanno partecipato al processo, possono opporre al creditore la sentenza favorevole ottenuta da un altro condebitore (salvo che sia fondata su ragioni personali). La norma civilistica rafforza la posizione dei coobbligati che possono far valere la sentenza favorevole contro la pretesa tributaria divenuta definitiva. La giurisprudenza ritiene applicabile l’art. 1306 c. c. a favore del coobbligato che non ha impugnato l’accertamento con dei limiti:

  1. Non può essere chiesto il rimborso per quanto già pagato in acquiescenza. L’onere economico dell’imposta finisce per gravare sul contribuente che ha adempiuto all’obbligazione, quando non può agire in regresso nei confronti degli altri coobbligati.
  2. Il giudicato non può esser fatto valere dal coobbligato nei cui confronti si sia direttamente formato un giudicato.
  3. La scindibilità dei rapporti che danno vita alla solidarietà comporta scindibilità delle cause e la sentenza sfavorevole di primo grado, appellata da uno soltanto dei coobbligati, passa in giudicato nei confronti del condebitore non appellante che non potrà giovare della eventuale sentenza favorevole in appello.

Riproduzione Riservata

Temi per tag

Archivi mensili